Michele è preoccupato per il futuro di Martina. Teme che il protrarsi di questo silenzio tra lui ed Anna provochi sofferenza e danni irreparabili alla bambina, che conduce una vita anomala, divisa tra due mondi lontani e completamente differenti. E' molto spaventato dal pensiero della crescita di Martina ed è disposto ad intraprendere il percorso di mediazione per il quale mostra grande fiducia.
I mediatori accolgono le preoccupazioni di entrambi, cercando di creare un clima rassicurante, di non giudizio, di reciproca fiducia.
Invitano Anna a riflettere sulla sua disponibilità ad avviare il percorso spiegandole che i mediatori seguono i mediati così come si segue un bambino che mette i primi passi: sono i mediati che decidono dove andare, mentre il compito dei mediatori è quello di accompagnarli per evitare loro di cadere o di imboccare vicoli ciechi.
Spiegano ad entrambi che il percorso non sarà semplice, richiederà pazienza, disponibilità all'ascolto dell'altro e impegno.
Alla fine del primo incontro congiunto Anna e Michele, sollecitati dai mediatori, si impegnano a riflettere sulle loro risorse e accettano di provare a portare a sperimentare una nuova modalità di comunicazione durante i successivi quindici giorni: eviteranno di utilizzare Martina come "postina" e proveranno, laddove sia necessario, a comunicare telefonicamente.