Ci raccontano che ormai da un po' di tempo vivono sotto lo stesso tetto come separati e la situazione a casa, sia per loro, ma soprattutto per i loro tre figli è diventata insostenibile. Matteo è molto legato ai due figli maschi più piccoli, mentre Michela ha un legame molto forte con la figlia adolescente. Matteo accusa la moglie di non essere un buon esempio, soprattutto per la ragazza più grande. Michela sente la necessità, in questo particolare momento della sua vita, di lasciarsi alle spalle la difficile situazione familiare e di ricominciare a vivere la sua vita lontana dal marito, assieme a tutti e tre i suoi figli. Ognuno dei due ha occhi solo per ammirare il proprio "pezzo di storia". Allora è necessario che il mediatore metta insieme tutti i pezzi per restituire ai mediati quel senso dell'insieme che sembrano aver perduto.
Specchiamo la loro rabbia, la stanchezza, la fatica, la delusione. Spostiamo l'attenzione sui figli. Li facciamo parlare dei bambini, i loro nomi, le abitudini, il rapporto con i genitori, il modo in cui stanno affrontando la difficile situazione familiare. Restituiamo loro l'immagine che i genitori fungono da rete di contenimento. Anche se si trovano ai lati opposti della rete non smettono mai di tenderla per far sì che i figli procedano sicuri nel loro cammino verso la vita. Ed è necessario che il figli camminino al centro di questa rete, che nessuno dei due genitori li attiri verso di sé facendoli allontanare dall'altro. Essere genitori significa operare insieme le scelte migliori per i propri figli, anche da separati. Anche se non si è più marito e moglie, non si può cessare di essere padre e madre.
Matteo e Michela ora sembrano più tranquilli, hanno compreso l'importanza di assumersi le proprie responsabilità di genitori. Riteniamo, però, necessario un aiuto non solo per loro, ma soprattutto per i tre figli, in questo particolare momento della vita familiare, per poter offrire anche a loro la possibilità di esprimere le loro opinioni, di condividere il loro disagio, di raccontare la loro storia. E allora suggeriamo di farsi accompagnare dai servizi sociali per poter dare alla loro rete di protezione una forza maggiore, in grado di avvolgere i bambini e aiutarli a superare questo momento.
Sentiamo la sofferenza di entrambi ad accettare la nostra proposta. Michela, soprattutto, non sembra convinta, ha paura dell'interferenza di persone estranee. Piange.
Accogliamo le lacrime di Michela, il suo dolore, la sua sofferenza. Anche Matteo resta in silenzio. Alla fine sembrano persuasi ad intraprendere la strada che abbiamo suggerito soprattutto per il bene dei figli.
Una telefonata interrompe il dialogo. Matteo risponde. E' uno dei bambini. Vuole sapere quando i genitori rientreranno a casa. Racconta al padre che il cane ha morso la sorella, ma non è niente di grave. Chiede di parlare anche con la mamma. Matteo porge il cellulare a Michela. Dopo qualche minuto la telefonata termina e ci raccontano sorridendo la storia del cane. Si scambiano anche qualche sguardo e un sorriso. Ci sembra importante, a questo punto, restituire loro l'importanza di quel sorriso. Impegnarsi per i ragazzi e perché di quei sorrisi ce ne possano essere tanti altri. Ci dicono di sì, che ci proveranno, che lo faranno per i figli e anche per loro.
Ci salutiamo. Anche se dalla telefonata non sembrava fosse accaduto niente di grave, percepiamo la loro apprensione e il loro desiderio di correre a casa. Li lasciamo andare.