Una relazione ridotta ad atti, monotoni e ripetitivi che corrispondono ad una funzione, quella che riteniamo sia l'unico mezzo che ci permette di essere in contatto con queste strane creature che amiamo, i nostri figli, ma che ci appaiono sempre più distanti, più estranei.
Forse, per riflettere su questo, "la voce dell'intelletto è troppo sommessa", come dice Franz Alexander.
Forse, dobbiamo recuperare il ricordo, segno, traccia, sulla nostra anima per riascoltare la nota blu, quella dolente tonalità che accompagna i nostri passi da quando ...
E' il momento preciso che ci sfugge; sfumano eventi, parole.
Abbiamo smesso di ascoltare, siamo stati distratti allorché i nostri figli col pianto, la trasgressione, il mutismo ci hanno fatto richieste e atteso risposte.
Ma di quali risposte siamo stati capaci? Di quelle "sagge", da genitore che sa, che ha più esperienza e che, quindi, non può che fare il bene di suo figlio; o di quelle "pudiche", di persona che ascolta e restituisce sensazioni, risonanze, dubbi, condivisione di ricerca, paura di sbagliare desiderio di progettare insieme, di condividere sogni...
L'immagine allo specchio sarà in un caso sfuocata, cupa, rassegnata; nell'altro caso, nitida, chiara, volta la futuro.