Lunedì 26 Aprile 2010

Genitori allo specchio

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Genitori allo specchio, genitori che si confessano, che raccontano della percezione di fallimento, del senso di impotenza, della vera e propria disperazione ... genitori che hanno perso il piacere del rapporto con i figli per non perdere il potere legato a quel ruolo.

Quando è cominciata questa sensazione di malessere, da quanto tempo sento come genitore di non riconoscere più mio figlio?

Come dal tempo del gioco spensierato, della condivisione dello stupore, dell'abbraccio si è passati alla banale stereotipia dei giochi di ruolo, alla comunicazione-informazione: "Com'è andata a scuola?"

Una relazione ridotta ad atti, monotoni e ripetitivi che corrispondono ad una funzione, quella che riteniamo sia l'unico mezzo che ci permette di essere in contatto con queste strane creature che amiamo, i nostri figli, ma che ci appaiono sempre più distanti, più estranei.

Forse, per riflettere su questo, "la voce dell'intelletto è troppo sommessa", come dice Franz Alexander.

Forse, dobbiamo recuperare il ricordo, segno, traccia, sulla nostra anima per riascoltare la nota blu, quella dolente tonalità che accompagna i nostri passi da quando ...

E' il momento preciso che ci sfugge; sfumano eventi, parole.

Abbiamo smesso di ascoltare, siamo stati distratti allorché i nostri figli col pianto, la trasgressione, il mutismo ci hanno fatto richieste e atteso risposte.

Ma di quali risposte siamo stati capaci? Di quelle "sagge", da genitore che sa, che ha più esperienza e che, quindi, non può che fare il bene di suo figlio; o di quelle "pudiche", di persona che ascolta e restituisce sensazioni, risonanze, dubbi, condivisione di ricerca, paura di sbagliare desiderio di progettare insieme, di condividere sogni...

L'immagine allo specchio sarà in un caso sfuocata, cupa, rassegnata; nell'altro caso, nitida, chiara, volta la futuro.

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