Ne consegue che la logica che opera sostituisce quella della contesa e si connota come collaborativa nel sostegno alla qualità essenziale dell'impegno genitoriale che è l'alleanza. Non vi è, in sostanza, altro modo per risolvere il conflitto che quello di affidare alle stesse parti in contesa il compito di farlo.
Si tratta di una comunicazione che evoca atteggiamenti e comportamenti diversi da quelli messi in atto nel conflitto. Nulla più che si fondi sulla teoria dei giochi, ovvero del gioco “a somma zero”, per il quale ogni giocatore è contro l'altro e alla vincita dell'uno corrisponde la perdita dell'altro.
E' sufficiente che in uno degli elementi di comunicazione/relazione tra le parti in conflitto si inneschi il cambiamento per produrre proficue modificazioni in tutti gli altri elementi componenti il sistema stesso.
Un ruolo importante in tal senso potrebbero avere gli avvocati se supportassero i comportamenti genitoriali verso il riconoscimento dei bisogni dei figli, in vista della realizzazione di una sana bi-genitorialità. Questo nuovo sistema di risoluzione di un conflitto familiare invia ai genitori in contesa una comunicazione efficace, capace di orientarli alla ricerca di soluzioni concordate, in quanto rimesse alla loro responsabilità.
In conclusione, il ricorso alla mediazione familiare introduce un elemento di novità capace di orientare le relazioni familiari in una direzione risolutoria del conflitto.
tratto da "Quando la guerra entra in casa", pubblicato sulla rivista "Mosaico di Pace", n.6 - Giugno 2005, pag. 19-20