E se fosse, invece, un desiderio di dare voce, finalmente, anche a quelle parti del sé che nel tempo sono andate, per così dire, ad atrofizzarsi per mancato utilizzo?
Certo è che ciascuno di noi conserva un desiderio struggente di un padre amorevole e se lo porta dentro per tutta la vita.
Essere clandestini dei propri sentimenti, essere impossibilitati ad approdare alla pienezza del mondo affettivo e relazionale, nascondersi: questo sembra essere stato il destino dei nostri padri.
Ascoltare empaticamente i dolorosi ricordi dell’infanzia dei giovani padri alle prese con le incertezze sulla loro paternità è un viaggio in questa clandestinità.
Il viaggio teso a ritrovare quelle dimensioni clandestine viene spesso individuato come un modo di rinnegare i padri, di realizzare una sorta di discontinuità rispetto alla personale esperienza filiale.
Dal mio punto di vista, il luogo è la zona oscura di tutte quelle parti negate nella storia del rapporto padre-figli; è in quella strana magia di un sentimento simile alla “nota blu” della musica blues, malinconica e piena di speranza allo stesso tempo.
tratto da Di Padre in Padre. I tempi della paternità di Anna Coppola De Vanna, Fulvia D'Elia e Lazzaro Gigante, Edizioni La Meridiana, 2008