E’ la questione che traspare allorquando si rifiutano di considerarsi “mammi” perché non vogliono essere nei panni di una identità rubata alla donna. Tra i sessi, ormai alla ricerca di pacificazione, non c’è spazio per alcun esproprio o rivendicazione. Molti padri oggi celebrano la totalità della propria identità mediante il recupero delle energie profonde, comprese quelle trascurate o escluse o rifiutate dai condizionamenti socio-culturali degli anni passati. Insomma, è la questione di un “pieno” paterno che, per uscire dal disimpegno, cerca di configurarsi come completezza di sé e di conferire senso ai beni – comprese le norme – trasmessi quotidianamente, in una società complessa e incerta. Così si allontana la delusione di essere un guitto mammista, un padre astratto, un convitato di pietra oppure un osservatore muto.
Parlare di questo travaglio richiede soprattutto ascolto dei protagonisti, attesa dei loro silenzi, comprensione delle loro titubanze, ammirazione dei loro sforzi, stupore per le loro gioie, scansione degli interstizi dove pullulano melanconie, sostegno delle loro tensioni, insomma registrazione empatica dei loro vissuti.
tratto da Di Padre in Padre. I tempi della paternità di Anna Coppola De Vanna, Fulvia D'Elia e Lazzaro Gigante, Edizioni La Meridiana, 2008