Il conflitto è una condizione naturale nella vita di ciascuno di noi. Essere in conflitto con qualcuno, di tanto in tanto, è perfettamente normale; i litigi rappresentano a volte solamente uno dei modi attraverso i quali le persone possono entrare in relazione tra loro, comportamenti come tanti altri e, in quanto tali, veicolo di comunicazioni all’interno di una relazione tra persone. Litigare può anche essere un momento importante e produttivo da questo punto di vista, poiché consente di esprimere e rendere evidenti "messaggi" che non si era riusciti a comunicare diversamente.
Tali messaggi si riferiscono soprattutto ai bisogni e ai sentimenti che ciascuno ha e ai quali non sono stati permessi, per un qualche motivo, espressione e riconoscimento. Nelle liti è come se le persone letteralmente "urlassero" le une alle altre i propri bisogni e le proprie emozioni, dal momento che, probabilmente, non era stato possibile comunicarli in altro modo.
Sicché questo può essere il momento in cui per la prima volta alcune cose possono essere dette ed essere "viste" chiaramente e il litigio può diventare un’occasione di confronto e di crescita per le persone che vi sono coinvolte.
A volte, tuttavia, superare il conflitto non è tanto semplice e il momento di crisi si protrae oltre i livelli di tolleranza, fino a sfociare in una situazione in cui la soluzione del conflitto non può più passare per la sua ricomposizione pacifica ma, apparentemente, coincide con il “prevalere” sull’altro o con il “distruggere” l’altro.
Tratto da "Senti che urla. Quando i genitori litigano" scritto da Anna Coppola e Ilaria De Vanna, 2005, Edizioni La Meridiana