L'accordo stilato secondo una griglia fissa di criteri, di trattative tra i confliggenti, di concessioni "do ut des" tra l'uno e l'altro dei genitori, non è propriamente ciò con cui la mediazione si può identificare; certo questa parte contrattuale fa parte della mediazione, ma si raggiunge solo dopo un percorso che ha coinvolto l'insieme del sistema mediativo (mediatore e mediati), in cui si è realizzato un lavoro sulle emozioni, sull'affettività, sulla comunicazione, che è base e necessaria preparazione alla fase della negoziazione e dell'accordo. Dell'accordo vero.
Un accordo svincolato da una preventiva presa di coscienza e dallo sviluppo di una consapevolezza da parte di entrambi i genitori ha scarse possibilità di durare nel tempo.
Il cambiamento, l'accordo negoziato sugli aspetti esterni e concreti della nuova situazione che li coinvolge da protagonisti, deve seguire ad un cambiamento e ad un accordo sugli aspetti interni, emotivi che per ciascuno la nuova realtà comporta e su cui è difficile immaginare un processo di negoziazione.
La negoziazione appartiene alla mediazione, ma non coincide con essa. Intendere la mediazione essenzialmente come negoziazione significa amputarla di altri elementi essenziali. Significa minarne alla base la riuscita e l'efficacia.
Da "CAMBIARE PER NON CAMBIARE" scritto da Anna Coppola De Vanna, pubblicato sulla rivista "Mosaico di Pace", n.6 - Giugno 2005, pag. 24-26