Lunedì 28 Giugno 2010

Il mediatore negoziatore

Scritto da 
  • \nBookmark and Share\n\n

Non è possibile immaginare un incontro di mediazione in cui il mediatore non incontri intimamente le persone che ha di fronte.

Empatia significa trasmettere il messaggio: "comprendo quello che dici e come ti senti", in modo che questa consapevolezza divenga possibile da parte di ciascun utente nei confronti dell'altro. Se non c'è empatia, l'operatore non può partecipare al processo del consenso, poiché egli non è nella condizione di con-sentire, cioè sentire con le persone in mediazione. Di conseguenza non è capace seriamente ed efficaciemente di innescare, a partire dalle sue risonanze e dai suoi rispecchiamenti, un processo di reciproca empatia e di consenso tra le parti. Riattivare la comunicazione diventa, allora, un cercare di fare accettare all'uno le ragioni dell'altro, piuttosto che far comprendere queste ragioni e i sentimenti a cui sono legate.

L'accordo può somigliare più ad un compromesso, può risultare rigido, fasullo, di comodo, un accordo "purché sia" (accetto le condizioni dell'accordo anche se non le condivido in realtà fino in fondo, purché tutto ciò finisca, purché questa farsa abbia termine) e dunque è un accordo fallibile; di conseguenza l'intero processo si rivela fallimentare.

L'accordo stilato secondo una griglia fissa di criteri, di trattative tra i confliggenti, di concessioni "do ut des" tra l'uno e l'altro dei genitori, non è propriamente ciò con cui la mediazione si può identificare; certo questa parte contrattuale fa parte della mediazione, ma si raggiunge solo dopo un percorso che ha coinvolto l'insieme del sistema mediativo (mediatore e mediati), in cui si è realizzato un lavoro sulle emozioni, sull'affettività, sulla comunicazione, che è base e necessaria preparazione alla fase della negoziazione e dell'accordo. Dell'accordo vero.

Un accordo svincolato da una preventiva presa di coscienza e dallo sviluppo di una consapevolezza da parte di entrambi i genitori ha scarse possibilità di durare nel tempo.

Il cambiamento, l'accordo negoziato sugli aspetti esterni e concreti della nuova situazione che li coinvolge da protagonisti, deve seguire ad un cambiamento e ad un accordo sugli aspetti interni, emotivi che per ciascuno la nuova realtà comporta e su cui è difficile immaginare un processo di negoziazione.

La negoziazione appartiene alla mediazione, ma non coincide con essa. Intendere la mediazione essenzialmente come negoziazione significa amputarla di altri elementi essenziali. Significa minarne alla base la riuscita e l'efficacia.

 

Da "CAMBIARE PER NON CAMBIARE" scritto da Anna Coppola De Vanna, pubblicato sulla rivista "Mosaico di Pace", n.6 - Giugno 2005, pag. 24-26

© 2009-2024 C.R.I.S.I. - tutti i diritti riservati