Martedì 01 Giugno 2010

La bi-genitorialità

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I genitori hanno l'opportunità, in mediazione, sia di sviluppare, come abbiamo detto, un consenso reciproco alla bi-genitorialità, sia di realizzare la paternità e la maternità in modo nuovo. Capita, infatti, sovente nel corso delle mediazioni, di accogliere lo stupore dei genitori per la constatazione di diverse e spesso più soddisfacenti modalità di rapporto con i figli.

Ciò si spiega facilmente se consideriamo che, se per certi aspetti la volontà di maturare ancora insieme una progettualità genitoriale vincola e appare quindi paradossale nel momento in cui due persone sperimentano il bisogno di separare le proprie strade, per altri aspetti proprio questo vincolo, attraverso la mediazione, scopre spunti creativi ed originali in quanto privi dei condizionamenti relazionali derivanti dalla conflittualità del quotidiano o dalle prescrizioni normative che azzerano la capacità di operare delle scelte autonome.

La possibilità che si realizzi un consenso alla bi-genitorialità è un passo preliminare a qualsiasi ipotesi di mediazione, intesa come rituale passaggio dalla chiusura e dall'isolamento alla riapertura dei canali comunicativi e al recupero di una qualità relazionale significativa.

La mediazione familiare non ha come obiettivo principale la soluzione del conflitto attraverso la stipulazione di accordi più o meno accettabili; essa si pone la finalità primaria di consentire l'incontro tra due persone che vogliono ancora sentirsi genitori e che, attraverso il riconoscimento e l'accoglienza di un inevitabile dolore, hanno la possibilità di scoprire e potenziare capacità antiche e recenti , dando origine ad un processo globale di cambiamento e di realizzazione personale e familiare.

La mediazione familiare non è utile ai genitori soltanto perché permette loro di sostenersi a vicenda e di sviluppare una maggiore sensibilità al proprio ruolo, essa li aiuta anche ad "apprendere" un ascolto più attento e più autentico dei figli. Ascoltare i bambini è un'operazione complessa e delicata: il linguaggio dei grandi, sintonizzato su codici di comunicazione prevalentemente verbale, incontra talvolta difficoltà nel recepire i messaggi dei bambini e degli adolescenti che hanno una logica propria sul piano dei contenuti e caratteristiche distintive sul piano espressivo. A maggior ragione, in una fase di stress derivante da una situazione di disgregazione familiare, i genitori, disorientati dalla confusione dei loro stessi sentimenti, riescono ancor meno a leggere le reazioni dei propri figli, peraltro condizionate dall'evento contingente, sviluppando sentimenti di preoccupazione, di frustrazione, di colpa.

La mediazione familiare, allora, può avere l'effetto di rassicurare i genitori, di aiutarli a riflettere sulle manifestazioni emotive dei propri figli, di inventare nuove modalità d'interazione e riacquistate capacità di accoglienza di tutta la vasta gamma di emozioni, a volte contrastanti, che accompagnano l'esperienza della separazione nel vissuto dei bambini e degli adolescenti.

 

Da "VERSO UNA NUOVA ALLEANZA", scritto da Anna Coppola De Vanna, pubblicato sulla rivista "Mosaico di Pace", n.6 - Giugno 2005, pag. 21-23.

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