Venerdì 28 Maggio 2010

La Mediazione familiare, una nuova prospettiva

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La mediazione familiare è certamente una nuova prospettiva, anche se non può definirsi più tanto nuova in quei paesi extra europei dove è divenuta parte integrante dell'ordinamento giudiziario in materia di separazione e divorzio; è più recente nel nostro paese, dove da qualche tempo, oltre a dare origine ad un ampio dibattito, ha raccolto attorno a sé una variegata popolazione di sostenitori e di scettici.

E' legittimo, quindi, chiedersi per quali ragioni essa sembri suscitare da un lato un accorato interesse, dall'altro una più o meno malcelata diffidenza, mobilitando, in entrambi i casi, l'attenzione di una serie di professionisti che operano nel settore del diritto e soprattutto in quello psicosociale.

Una delle ragioni a sostegno della positività della mediazione familiare è da ricercarsi nella tesi, ormai ampiamente accolta nella cultura psicologica ed in quella giuridica, per la quale la mediazione familiare rappresenta uno strumento a tutela dell'interesse del minore a mantenere un rapporto con entrambi i genitori, nonostante l'evento della separazione.

In che cosa concretamente si sostanzia la tutela?

Recuperando la comune radice dei termini tutela e tutore, potremmo dire che quest'ultima si sostanzia nel processo di accompagnamento dei genitori "divisi" oltre la zona conflittuale attraverso il percorso mediativo.

Il termine percorso indica la scansione in tappe, ciascuna delle quali caratterizzata dalla presenza di elementi che costituiscono la struttura portante dell'attività di mediazione familiare.

Una volta risolto il contratto coniugale, i genitori possono impegnarsi nella costruzione di un altro tipo di contratto, che ha come scopo lo sviluppo di una responsabilità genitoriale condivisa, sia sotto l'aspetto affettivo, sia sotto il profilo educativo. La condivisione è condizione necessaria per supportare una qualità fondamentale del ruolo genitoriale, sia all'interno delle famiglie unite che in quelle "divise", che è l'alleanza.

Quando i genitori prestano il loro consenso al percorso di mediazione, si trovano nella situazione relazionale del con-sentire, ovvero di provare la sensazione di poter con-cordare, con-fidare, approvare, concedere, termini che rimandano tutti al consenso.

Essi decidono di affrontare un percorso, il più delle volte arduo e faticoso, che permette loro di sentirsi ancora genitori: i passi da compiere, per avvicinarsi a tale obiettivo, cominciano dalla possibilità che entrambi si riconoscano attraverso la reciproca sofferenza, esplorino progressivamente i loro bisogni, arrivino con gradualità a fidarsi l'uno dell'altro, aiutandosi nei compiti genitoriali.

 

Da "VERSO UNA NUOVA ALLEANZA", scritto da Anna Coppola De Vanna, pubblicato sulla rivista "Mosaico di Pace", n.6 - Giugno 2005, pag. 21-23.

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