Lunedì 15 Marzo 2010

La costruzione del sistema mediativo (seconda parte)

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Dall'analisi delle mediazioni svolte emergono alcune delle caratteristiche peculiari del processo mediativo.

Innanzitutto, l'intervento del mediatore si qualifica per ciò che egli si astiene rigorosamente dal fare: il mediatore non dà giudizi o valutazioni (neanche a livello implicito), non propone soluzioni. L'avalutatività del mediatore costituisce la caratteristica fondamentale su cui si fonda la posizione "mediana" dello stesso.

L'obiettivo della mediazione è quello di consentire ai confliggenti di abbandonare i ruoli, le "posizioni", per potersi incontrare come "persone".

Questo obiettivo è raggiunto attraverso pochi, ma incisivi, tipi di intervento.

Innanzitutto, l'accoglienza: i confliggenti devono sentire che il setting mediativo è caratterizzato da empatia, neutralità, disponibilità, rispetto, fiducia; che si tratta di un contesto nell'ambito del quale non è necessario difendersi.

Quindi, lo "specchio": i mediatori riflettono le emozioni dei confliggenti senza inutili giri di parole e in modo estremamente sintetico. "Io sento che..." è l'unica premessa che anticipa il nominare le emozioni (...)

Il soggetto "mediato" può riconoscersi o meno nell'emozione che viene riflessa dal mediatore, può accettarla o rifiutarla; in ogni caso, non si sentirà giudicato. E' evidente che è necessario garantire un minimo di efficacia dello "specchio" ed evitare effetti distorcenti; proprio per questo la formazione dei mediatori, che si svolge attraverso un percorso esperienziale complesso, è un requisito fondamentale.

Un altro intervento è dato dall'attenzione rivolta alla storia personale dei confliggenti: è necessario spostare il focus della mediazione dalla vicenda conflittuale ad altri aspetti della vita di ciascuno. Questo serve ad interrompere il circolo vizioso e ridondante delle accuse reciproche e a consentire un incontro ed una conoscenza che vada al di là del ruolo vittima/reo.

La "sintesi" consente di delineare le rispettive posizioni, inizialmente solo a livello descrittivo e poi, via via che la mediazione procede, anche e, soprattutto, a livello emotivo. E' importante trovare dei punti in comune che non rappresentano ovviamente una negazione delle differenze individuali ma l'identificazione di un "sentire allo stesso modo" proprio in quanto, innanzitutto, esseri umani.

La particolare percezione della consensualità indica a tutti i presenti nella stanza di mediazione che si sta realizzando un percorso, a tratti faticoso, che assume significato attraverso il condiviso impegno ad affrontarlo, più che dalla certezza di raggiungere una meta.

Si realizza così, nel tempo e nello spazio mediativo, la qualità emergente del sistema che è riconoscibile nel consenso ovvero nel sentirsi egualmente partecipi di un'emozionante esperienza umana, i cui esiti travalicano i confini della stanza di mediazione e si estendono, per una sorta di contagiosità, al sistema sociale più ampio realizzando consensi sempre più diffusi e convinti sulla tensione di ciascuno e della società a realizzare forme di convivenza sempre più alleative e solidaristiche.

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