Tali capacità per un verso sono rivelative di attitudini e "inclinazioni" personali, per altro verso sono il risultato di rigorosi e seri percorsi formativi. Un buon mediatore, infatti, è principalmente chi ha realizzato un importante lavoro su se stesso durante le sessioni di training, piuttosto che colui che ha incamerato una serie di importanti nozioni teoriche in merito alle tecniche di gestione dei conflitti; non tanto, quindi, chi ha studiato la mediazione quanto colui che la conosce sperimentandola.
Alla fine di un buon percorso formativo, pertanto, il mediatore dovrebbe aver fatto proprio un modo diverso di "stare con l'altro" ed un modo diverso di "stare nel conflitto".
E' possibile cogliere una interessantissima similitudine tra questo modo di intendere l'approccio al conflitto, l'atteggiamento del mediatore e la pratica dell' aikido.
Questa disciplina, infatti, che fa parte delle arti marziali giapponesi, ha alla sua base una filosofia che per numerosissimi aspetti combacia perfettamente con lo spirito e la deontologia della mediazione.
E' interessante ed emozionante constatare la vicinanza tra l'arte della mediazione e quella dell'aikido, per numerose ragioni. La più importante di tutte, tuttavia, crediamo vada riconosciuta nell'ampio respiro morale che entrambe offrono a tutti coloro che prendono parte all'una o all'altra esperienza. Entrambe restituiscono al singolo individuo la responsabilità ed il potere limpido di costruire con "l'altro", ma partendo da se stessi, rapporti pacificati e quindi migliori .