Giovanni, 16 anni, è stato denunciato per ingiurie e lesioni da un adulto, suo compaesano, Francesco. Quest'ultimo è transitato con la propria automobile ad elevata velocità, in due occasioni distanziate da un breve intervallo di tempo, davanti all'abitazione di Giovanni che si trovava in compagnia dei propri nipotini. Giovanni lo ha aggredito verbalmente e lo ha schiaffeggiato.
L'atmosfera tra i due, in mediazione, è particolarmente tesa. Francesco è offeso per l'affronto subito, peraltro alla presenza dei suoi familiari. Giovanni rivendica le sue ragioni: si è sentito in dovere di proteggere i suoi nipotini dalla condotta sconsiderata di Francesco.
I mediatori concedono ai mediati il "tempo" di esprimere i propri punti di vista, ne rispecchiano le emozioni e indirizzano l'attenzione verso le esperienze esistenziali di entrambi. Giovanni è rimasto orfano di padre in tenera età e, pertanto, ha dovuto assumere precocemente pesanti responsabilità: il bisogno di protezione nei confronti dei nipotini è espressione di questa sua "adultizzazione", ma assume anche il carattere di esigenza personale frustrata.
Francesco ha conosciuto personalmente il padre di Giovanni e ne parla con rispetto e con stima. Questo modifica immediatamente il clima emotivo della mediazione. A questo punto Giovanni, dopo essere stato accolto e "riconosciuto" nella sua sofferenza da Francesco, attraverso lo "specchio" dei mediatori, prende in considerazione le ragioni di Francesco ed il suo risentimento per essere stato offeso in presenza della moglie e dei figli.
Purtroppo il successivo intervento di figure estranee alla mediazione (il nonno del ragazzo e gli avvocati delle due parti) non ha permesso un'ulteriore evoluzione positiva della vicenda e, per questo motivo, la querela non è stata ritirata.