L'intervento dei mediatori è volto a far parlare sia i ragazzi che l'adulto delle rispettive storie di vita.
Emerge che i ragazzi svolgono attività lavorative impegnative e faticose e che, quando escono la sera, hanno voglia di divertirsi anche forse eccedendo un po'. Provengono, inoltre, da un ambiente nel quale è indispensabile farsi valere per non essere discriminati o sottomessi.
L'adulto prende a parlare della propria esperienza lavorativa e familiare. Anch'egli ha iniziato a lavorare in giovane età; ricorda, con una certa partecipazione emotiva, alcuni episodi della sua fanciullezza in cui ha assunto atteggiamenti goliardici ed esuberanti.
Il clima della mediazione diviene via via più disteso, mano a mano che i "contendenti" prendono a "riconoscersi" nelle rispettive qualità "umane".
I ragazzi ammettono che l'adulto ha subito un torto ingiusto in quanto l'auto era stata acquistata a costo di sacrifici ed egli non era responsabile della condotta dei figli.
I genitori dei ragazzi, che avevano atteso fuori dalla stanza di mediazione, si dicono disponibili al risarcimento del danno. La querela viene ritirata.