Dopo l'accaduto Daniele ha smesso di frequentare il centro e di condividere con gli amici l'entusiasmo delle partite di calcio.
L'incontro di mediazione offre la possibilità di chiarire quanto successo.
All'inizio ciascuno ritiene di avere ragione e dà una propria versione dei fatti, apparentemente inconciliabili. I mediatori specchiano la rabbia derivata dal torto che sentono di aver subito l'uno dall'altro.
Mario e Daniele manifestano il rammarico per l'accaduto, avrebbero preferito che le cose fossero andate diversamente. La condivisione di tale dispiacere crea lo spazio per un primo tentativo di comprensione reciproca. Daniele spiega la sua reazione come inevitabile; si è sentito esposto ad un rimprovero pubblico eccessivo, a causa della ragazzata che stava compiendo; si è sentito offeso ed umiliato.
Il sig. Mario descrive come altrettanto inevitabile il suo comportamento autoritario e contenitivo verso l'atteggiamento di Daniele, del tutto inadeguato al luogo ed alle sue regole. Si è sentito minato nel ruolo di "colui che deve far rispettare le regole".
Il poter manifestare le proprie difficoltà consente all'uno di accogliere il peso della responsabilità di cui si fa quotidianamente carico la figura adulta e l'altro la genuinità dell'irruenza giovanile in particolari situazioni.
Il clima emotivo cambia, i configgenti cominciano ad ascoltarsi e a capirsi. Il sig. Mario mostra il suo dispiacere per non aver visto più Daniele frequentare il suo centro; Daniele esprime la sofferenza che deriva dalla privazione che si è imposto.
I mediati lasciano la stanza e scelgono di colloquiare ancora in maniera serena nel cortile dell'Ufficio di Mediazione. Non hanno più bisogno dei mediatori.
Si danno appuntamento al centro sportivo.