Sembra davvero una sorta di combattimento: ognuna grida il suo punto di vista e pare sorda alle richieste dell'altra. La madre urla a Francesca di non voler più tollerare i suoi comportamenti trasgressivi e che sarà sempre più severa; Francesca urla alla madre che risponderà alla severità aumentando la sua trasgressività.
I mediatori accolgono i toni forti di espressione delle emozioni e dei sentimenti di entrambe; sentono che, sotto tanta aggressività, c'è tanta sofferenza e che è importante che le sia data voce; fanno domande sulla loro storia , permettendo a ciascuna di raccontarsi e di ascoltare il racconto dell'altra; i toni si placano gradualmente ed è possibile dare il giusto nome ai sentimenti, oramai non più nascosti dalla violenza: la disperazione della madre che teme di perdere questa figlia e non sa come fare perché ciò non avvenga e, più sente di non farcela, più aumenta la sua rigidità, con il risultato di indurre Francesca a comportamenti oppositivi; la rabbia di Francesca che col suo allontanamento dalla madre sta rendendo sempre più difficile la realizzazione del suo desiderio più forte che ha, ossia quello di essere compresa e di esserle più vicina; l'impotenza, la delusione si tramutano in atteggiamenti aggressivi; il dolore che le accomuna rispetto a questa incapacità di ritrovarsi.
Via via che la mediazione procede, ciascuna ha la possibilità di cogliere una visione nuova della situazione relazionale, di comprendere le difficoltà dell'altra, di farsi carico delle proprie responsabilità per quanto è accaduto.
Al termine dell'incontro di mediazione, madre e figlia si presentano davanti al Procuratore per la remissione della querela.