Quando parliamo di mediazione usiamo spesso il termine contesto di mediazione per intendere che si tratta di un sistema di cui il mediatore è parte integrante. In quanto tale, egli contribuisce all'evoluzione o all'involuzione del sistema in direzione del cambiamento.

Considerato a sé, il mediatore si definisce per talune qualità quali l'accoglienza, l'imparzialità, la confidenzialità. Con esse si intende far riferimento ad un atteggiamento espresso dal mediatore nel corso dell'intervento, che riguarda la capacità di accogliere con empatia le emozioni delle persone, senza giudicare o parteggiare per una o per l'altra, ma, al contrario, accogliendo entrambe per stimolare la comprensione reciproca e riattivare la comunicazione.

L'utilizzazione del termine atteggiamento non è casuale, perché il mediatore non adotta tecniche o stili di conduzione, ma presenta un modo di "essere con" gli altri, esprime anch'egli una forma di consenso, cioè di "sentire con"; non assume le qualità mediative per una sorta di adeguamento alle caratteristiche formali del ruolo, ma conquista gradatamente e faticosamente la sua posizione mediana, attraverso l'accoglienza dell'uno e dell'altro in quanto persone, al di là delle sterili categorizzazioni di ruolo.

In taluni casi, la mediazione familiare sembra non produrre quegli esiti positivi che ci si aspetterebbe, date le premesse, e sollecita, di conseguenza, atteggiamenti di scetticismo e di diffidenza.

Evidentemente, è possibile rinvenire elementi esterni di fallimento ed elementi fallimentari interni al processo mediativo in sé: questi ultimi possono attenere al comportamento dei partecipanti all'attività mediativa, ma possono riguardare i modi particolari di condurre un intervento di mediazione da parte del mediatore.

Quello della mediazione familiare diventa un percorso adeguato perché il minore trovi risposte ai suoi principali bisogni; in particolare, quello di vivere un'affettività serena con entrambi i genitori e quello di essere tutelato nel diritto a preservare il proprio equilibrio psicologico.

Spazio di tutela, abbiamo detto, ma anche tempo di tutela che si realizza mediante l'attenzione ai tempi del bambino: tempi di elaborazione di una perdita, tempi di assenza di contatto con uno dei genitori, tempi più o meno ampi che, se non vengono riconosciuti, possono indurre compromissioni a livello psichico.

I tempi e i modi caratteristici delle procedure giudiziarie incontrano di solito inadeguatamente lo stato di disagio del minore, intervenendo, per esempio, troppo precocemente sulle sue aspettative di riconciliazione genitoriale o, al contrario, presentando ritardi quando da lungo tempo sono stati interrotti i rapporti con uno dei genitori.

I genitori hanno l'opportunità, in mediazione, sia di sviluppare, come abbiamo detto, un consenso reciproco alla bi-genitorialità, sia di realizzare la paternità e la maternità in modo nuovo. Capita, infatti, sovente nel corso delle mediazioni, di accogliere lo stupore dei genitori per la constatazione di diverse e spesso più soddisfacenti modalità di rapporto con i figli.

Ciò si spiega facilmente se consideriamo che, se per certi aspetti la volontà di maturare ancora insieme una progettualità genitoriale vincola e appare quindi paradossale nel momento in cui due persone sperimentano il bisogno di separare le proprie strade, per altri aspetti proprio questo vincolo, attraverso la mediazione, scopre spunti creativi ed originali in quanto privi dei condizionamenti relazionali derivanti dalla conflittualità del quotidiano o dalle prescrizioni normative che azzerano la capacità di operare delle scelte autonome.

La possibilità che si realizzi un consenso alla bi-genitorialità è un passo preliminare a qualsiasi ipotesi di mediazione, intesa come rituale passaggio dalla chiusura e dall'isolamento alla riapertura dei canali comunicativi e al recupero di una qualità relazionale significativa.

La mediazione familiare è certamente una nuova prospettiva, anche se non può definirsi più tanto nuova in quei paesi extra europei dove è divenuta parte integrante dell'ordinamento giudiziario in materia di separazione e divorzio; è più recente nel nostro paese, dove da qualche tempo, oltre a dare origine ad un ampio dibattito, ha raccolto attorno a sé una variegata popolazione di sostenitori e di scettici.

E' legittimo, quindi, chiedersi per quali ragioni essa sembri suscitare da un lato un accorato interesse, dall'altro una più o meno malcelata diffidenza, mobilitando, in entrambi i casi, l'attenzione di una serie di professionisti che operano nel settore del diritto e soprattutto in quello psicosociale.

Una delle ragioni a sostegno della positività della mediazione familiare è da ricercarsi nella tesi, ormai ampiamente accolta nella cultura psicologica ed in quella giuridica, per la quale la mediazione familiare rappresenta uno strumento a tutela dell'interesse del minore a mantenere un rapporto con entrambi i genitori, nonostante l'evento della separazione.

In che cosa concretamente si sostanzia la tutela?

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