Lunedì 24 Gennaio 2011

Quando la guerra entra in casa

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Per poter introdurre una riflessione chiara sul ruolo della mediazione familiare nei conflitti che conducono le coppie alla separazione, a titolo esemplificativo, prendiamo in esame un conflitto genitoriale, considerandone ad esempio le dinamiche relazionali.

Se fotografiamo il sistema familiare nella particolare fase della storia del nucleo che corrisponde all'evento-separazione e analizziamo i modi in cui si relazionano i membri della coppia coniugal-genitoriale, individueremo, con una certa facilità, che essi si connotano come liti, contese, accuse, giudizi, recriminazioni; in sostanza, il clima relazionale è quello tipico della guerra attraverso la messa in atto e il ricorso a logiche di potere.

Ancora, ciascuno dei componenti attrezza strategie belliche: dall'espulsione dell'altro al rifiuto del sostegno economico, alla coalizione con alcuni componenti del nucleo familiare nucleare o allargato, in particolare con i figli.

La contesa è  finalizzata a trarre il maggior numero possibile di vantaggi che si traducono nell'affidamento dei figli, nell'assegnazione della casa coniugale, nella consistenza dell'assegno di mantenimento. Per risultare vincenti, in questa contesa, è d'obbligo schierare una serie di fatti comprovanti la superiorità e dunque realizzare crediti che favoriscano la vittoria.

In questo clima relazionale il sistema familiare interagisce con il sistema giudiziario al quale rivolge non soltanto la richiesta formale di dichiarare la cessazione degli effetti civili del matrimonio, ma anche e soprattutto quella di valutare e giudicare adeguatezze e corrispondenti inadeguatezze genitoriali e, sulla base di tali giudizi e valutazioni, decretare la “superiorità” di un genitore rispetto all'altro, cosa che si traduce fondamentalmente, nell'affidamento dei figli e, conseguentemente, nell'attribuzione della vittoria all'uno e della sconfitta dell'altro. Il sistema giudiziario è, nella sua natura, un sistema che esprime e deve esprimere potere: il potere decisionale.

Il rapporto tra famiglia e sistema giudiziario è mediato dai consulenti, a volte perché esistono alcune difficoltà nell'atto decisorio rispetto ad aspetti che non possono essere decisi con gli strumenti del diritto; altre volte perché si vuol consolidare la decisione mediante strumenti “forti”, impegnando gli operatori a supportare la decisione.

Quanto al sistema – avvocati, è evidente il suo ruolo di intermediario tra famiglia e tribunale in modo da definire i soggetti, i contenuti e le azioni della contesa.

 

tratto da "Quando la guerra entra in casa", di Ilaria de Vanna, pubblicato sulla rivista "Mosaico di Pace", n.6 - Giugno 2005, pag. 19-20

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