Mercoledì 12 Maggio 2010

Fuori dalle "etichette"

di  Elena Straziota
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Anna e Marco, rispettivamente 26 e 27 anni, sono separati da un anno e hanno tre bambini piccoli: Alessandro di 6 anni, Roberto di 3 e Luca di 8 mesi, nato quando erano già separati.

Quando si incontrano nella stanza di mediazione, sui loro volti si legge tensione e preoccupazione: è da molto tempo che non parlano e che non si ritrovano seduti l'uno accanto all'altro.

Negli ultimi mesi tra loro ci sono state solo "comunicazioni di servizio" per la gestione dei bambini.

I mediatori chiedono loro di provare a dare una fotografia della loro situazione attuale e Marco esordisce dicendo che vorrebbe semplicemente vedere i suoi figli, ma questo non gli è consentito. E' molto sfiduciato, dice di essere stanco di dover combattere per poter ottenere quello che è un suo diritto ed è convinto che non ci sia nulla da fare perché le cose cambino. Vuole solo avere la possibilità di fare il padre e teme che i bambini, Alessandro in particolare perché più grande e più consapevole, stiano soffrendo per la sua assenza.

Anna lo guarda con diffidenza, non crede alle sue parole né alla sua buona fede. Lo reputa immaturo ed irresponsabile, non si fida di lui ed è questa la ragione per cui non gli consente di tenere con sé i bambini. Dice di aver sofferto molto della assenza di Marco, incapace di esserle di aiuto, soprattutto durante le gravidanze e nella gestione della famiglia. Racconta una serie di episodi in cui Marco ha dimostrato di non essere in grado di badare ai bambini e non mostra alcun tipo di apertura rispetto alla possibilità che Marco stia con loro in sua assenza.

La loro storia inizia quando erano ragazzini ed il matrimonio arriva presto, quando si annuncia la nascita di Alessandro. Con il matrimonio iniziano le difficoltà e le incomprensioni dovute anche alle "ingerenze" delle rispettive famiglie.

Marco soffre per la rottura dei rapporti tra Anna e sua madre e si vede costretto a vivere esclusivamente con la famiglia della moglie.

Anna non tollera gli atteggiamenti "adolescenziali" di Marco, i tradimenti e la "vita disordinata" che lui continua a condurre, nonostante ormai abbia una famiglia e dei bambini a cui badare.

I mediatori specchiano le loro emozioni: la rabbia e il dolore di Marco che vorrebbe vivere pienamente la sua paternità; la solitudine e la delusione di Anna, che non ha un compagno con cui condividere le responsabilità e le fatiche legate alla gestione dei tre bambini.

Entrambi sono imprigionati dietro le "etichette" che si sono dati reciprocamente e che impediscono loro di scorgere possibili comportamenti di cambiamento: Marco è il padre inaffidabile e bugiardo; Anna è la madre diffidente e sfiduciata.

I mediatori li invitano a provare a guardare l'altro con occhi più benevoli ed a pensare che ognuno si fa portatore della sua verità, meritevole di rispetto e non censurabile solo perché "diversa" dalla nostra.

Anna e Marco affrontano un percorso di mediazione lungo e faticoso, nel quale investono tante energie, provano a fare una serie di piccoli "esperimenti" per migliorare il loro rapporto.

Anna si impegna a rispondere alle telefonate di Marco.

Marco si impegna ad essere più puntuale e preciso.

Provano ad uscire insieme ai bambini, concordando preliminarmente ogni dettaglio insieme ai mediatori, che li accompagnano lungo un percorso di recupero della fiducia reciproca.

Non sempre le cose vanno per il verso giusto: durante la mediazione ci sono arresti, passi indietro, frenate brusche e riprese.

Ma alla fine del percorso entrambi mostrano gratitudine nei confronti dei mediatori: dicono di aver imparato a sperimentare nuove strade, a concedersi reciprocamente altre possibilità, a comprendere che non sempre le cose sono così come noi le vediamo.

Le loro comunicazioni sono migliorate, i bambini sono più sereni e, a breve, Marco potrà andare a trovare i suoi bambini a casa il pomeriggio, aiutarli a fare i compiti, portali fuori a fare una passeggiata, con il consenso di Anna.

4 Commenti

  • Link del commento GIUSEPPE Venerdì 14 Maggio 2010 inviato da GIUSEPPE

    nella storia appena letta ho avvertito e capito che i mediatori in certe situazioni familiari oramai rotti sono necessari ed essenziali specialmente quando di mezzo ci sono bambini piccoli. Io sono padre di tre slendidi bambini e come Marco tra poco dovrei intraprendere un percorso di mediazione che dovra' piu' che altro far capire alla mia oramai ex moglie (non sulla carta) che quando un'amore finisce la colpa e' sempre e solo di noi stessi e non da attribuire a terze persone.I mediatori sono importantissimi quando riescono a entrare nella vita delle persone in quello che e' stato e capire la soluzione e soprattutto capire chi dei due si deve aiutare nel trovare il giusto equilibrio.

  • Link del commento Roberto Venerdì 03 Settembre 2010 inviato da Roberto

    Scusate ma la mediazione serve anche quando una delle due persone è...squilibrata? Con una che ha problemi di alcool? Con una che di tanto fà uso di droghe? E intanto mi promettono controlli e prelievi ma mai visti in fatti... Per me una mediazione può fare danni gravi in certi casi e nessuno vuole capire me!!

  • Link del commento Anna Coppola Mercoledì 08 Settembre 2010 inviato da Anna Coppola

    In generale non ci sono situazioni ostative all'attivazione di un percorso di mediazione, tuttavia il percorso è sconsigliabile quando ci si trova di fronte a soggetti con patologie psichiatriche o in situazioni di dipendenza da alcol e droghe.
    Questo non a causa di un pregiudizio, ma per un motivo ben preciso: la responsabilità di portare avanti il percorso di mediazione, di prendere delle decisioni e di operare delle scelte è consegnata nelle mani dei mediati.
    La capacità di attuare responsabilmente le scelte concordate è resa difficile dalla fragilità presente tutte le volte in cui ci sono dei disturbi o delle situazioni di dipendenza.

  • Link del commento Lucrezia Cavaliere mediatrice Lunedì 13 Dicembre 2010 inviato da Lucrezia Cavaliere mediatrice

    In queste situazioni di conflitto si perdono quasi sempre di vista i figli, anzi si usano come arma di ricatto tra coniugi. Il mediatore ha un ruolo importante in queste dinamiche, perchè aiuta le persone a ridefinire i problemi senza scordare che i figli sono "altro da sè" e non possono essere "usati"

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