Un incontro
Incontriamo Michela e Matteo. E' il loro primo incontro congiunto. Negli incontri individuali per l'acquisizione del consenso avevano già avuto la possibilità di farsi conoscere, di raccontare la loro storia, di far ascoltare il loro punto di vista. Sono entrambi tesi, nervosi, evitano di guardarsi.
Sappiamo quanto sia importante per loro, in questi primi momenti, sentirsi accolti, iniziare a prendere confidenza con la stanza di mediazione, e quindi, per prima cosa cerchiamo di metterli a loro agio, di rassicurarli. Poi spieghiamo il senso del nostro incontro, il significato del percorso di mediazione. Chiediamo, infine, ad entrambi, uno alla volta, di fare la fotografia del momento che stanno vivendo.
E' molto difficile per loro trovarsi fianco a fianco e doversi ascoltare, si aggrediscono reciprocamente di continuo e noi mediatori dobbiamo fare un grosso sforzo per cercare di contenerli. Sentiamo forte il loro bisogno di dare sfogo alle emozioni. Ma sentiamo anche la necessità di ristabilire l'ordine, di richiamarli al rispetto reciproco, per dare ad entrambi la possibilità di esprimere la propria opinione, di raccontare la propria storia, in presenza dell'altro.
Fuori dalle "etichette"
Anna e Marco, rispettivamente 26 e 27 anni, sono separati da un anno e hanno tre bambini piccoli: Alessandro di 6 anni, Roberto di 3 e Luca di 8 mesi, nato quando erano già separati.
Quando si incontrano nella stanza di mediazione, sui loro volti si legge tensione e preoccupazione: è da molto tempo che non parlano e che non si ritrovano seduti l'uno accanto all'altro.
Negli ultimi mesi tra loro ci sono state solo "comunicazioni di servizio" per la gestione dei bambini.
I mediatori chiedono loro di provare a dare una fotografia della loro situazione attuale e Marco esordisce dicendo che vorrebbe semplicemente vedere i suoi figli, ma questo non gli è consentito. E' molto sfiduciato, dice di essere stanco di dover combattere per poter ottenere quello che è un suo diritto ed è convinto che non ci sia nulla da fare perché le cose cambino. Vuole solo avere la possibilità di fare il padre e teme che i bambini, Alessandro in particolare perché più grande e più consapevole, stiano soffrendo per la sua assenza.
Genitori allo specchio
Genitori allo specchio, genitori che si confessano, che raccontano della percezione di fallimento, del senso di impotenza, della vera e propria disperazione ... genitori che hanno perso il piacere del rapporto con i figli per non perdere il potere legato a quel ruolo.
Quando è cominciata questa sensazione di malessere, da quanto tempo sento come genitore di non riconoscere più mio figlio?
Come dal tempo del gioco spensierato, della condivisione dello stupore, dell'abbraccio si è passati alla banale stereotipia dei giochi di ruolo, alla comunicazione-informazione: "Com'è andata a scuola?"
A proposito di famiglia
Riflessioni sul film "Ricordati di me" di Gabriele Muccino
Da qualche tempo, tutti i temi che riguardano la famiglia, specie quando al suo interno le relazioni creano conflitti e legami disperanti, catturano l'interesse della opinione pubblica. Verosimilmente sarà perché quello di cui si parla è comune alle nostre famiglie, a quelle della porta accanto, a quelle della nostra società.
Gli elementi che le contraddistinguono individuano, fondamentalmente forme di disagio, di sofferenza, di difficoltà nella comunicazione. E' come se ciascuno dei componenti la famiglia si fosse costruito uno spazio personale, invalicabile, incomunicabile all'interno del quale rimugina la sua solitudine, attribuendone la causa agli altri.
Il contratto iniziale della coppia coniugale che prevedeva la condivisione di un sogno sembra infranto: le clausole contrattuali, disattese, impongono una sorta di risarcimento la cui richiesta, per lo più rabbiosa, produce la lite o il silenzio dolente.
Il costruttore di bare
I genitori e Giovanna sono seduti davanti a noi taciturni, il capo chino, l’espressione triste; la madre e la figlia sedute più vicine, il padre distante, un po’ periferico.
Quando cominciamo a chiedere di parlare del conflitto la madre esordisce dicendo che Giovanna è una ragazza ribelle, non ascolta, si comporta male, non va a scuola, nel corso dell’anno scolastico ha spesso «marinato» la scuola, falsificando la firma dei genitori nella giustifica e, quando l’hanno scoperta, hanno deciso di impedirle di continuare la frequenza scolastica, lasciandola chiusa in casa ed impedendole la frequentazione dei luoghi di aggregazione parrocchiale e le uscite con gli amici.
Per tutelare la privacy dei protagonisti delle storie raccontate sono stati utilizzati nomi di fantasia.
Argomenti
Corso di Mediazione
Aperte le iscrizioni al Corso di Mediazione Familiare e Gestione dei Conflitti 2010/2011
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