La mediazione vuole restituire ai protagonisti del conflitto il potere e la responsabilità di decidere in merito al contrasto che li oppone, per ripristinare una relazione interrotta tra più parti, senza stabilire un vincente ed un perdente, una ragione ed un torto.
Ogni giorno ci capita di osservare o di essere i protagonisti di conflitti sempre più accesi, a causa dello sviluppo di relazioni complesse e difficili da gestire. Molto spesso, il sistema giudiziario non è in grado di risolvere tutte quelle questioni in cui sono in gioco le emozioni e i vissuti dei singoli individui.
La mediazione interviene nella regolazione dei conflitti in maniera completamente autonoma rispetto al contesto giudiziario.
Mediazione dal latino mediare, nel senso di dividere, aprire nel mezzo, indica un processo che ha come scopo l’evoluzione di una situazione di conflitto, attraverso la riapertura di canali di comunicazione prima bloccati.
Il mediatore aiuta le parti a riprendere a comunicare tra loro, in modo anche da trovare un accordo. Sono le parti a dover parlare e il mediatore non deve parlare al posto di qualcuno, nell'interesse di qualcuno o con l'intenzione di far andare le cose in un certo modo: lascia che siano le parti a confrontarsi e a decidere del loro futuro.
Il mediatore non cerca di annullare il conflitto, né di riconciliare le parti. Piuttosto favorisce una sospensione delle ostilità, finalizzata alla ripresa del dialogo e ad una esplorazione creativa delle possibili soluzioni ai problemi.
La mediazione familiare è un percorso che i coniugi in crisi decidono liberamente di intraprendere per risolvere i conflitti che li vedono l’uno contro l’altra. Ad entrambi viene lasciato il potere e la responsabilità di decidere se e come trovare una soluzione al conflitto, in presenza di uno o più mediatori che hanno il compito di facilitare la comunicazione. La mediazione, infatti, attraverso lo strumento dell’ascolto delle emozioni, permette ai coniugi di riconoscere i propri bisogni e valori per giungere ad un accordo stabile e duraturo anche nell’interesse dei figli.
L'entrata in vigore del D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28 in materia di Mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali ha sancito il ricorso alla mediazione per la risoluzione alternativa delle controversie.
A partire dal 21 marzo 2011 le parti, prima di presentarsi davanti al giudice, devono aver espletato un procedimento di mediazione nei casi di controversie in materia di:
- diritti reali (distanze nelle costruzioni, usufrutto e servitù di passaggio ecc.)
- divisione
- successioni ereditarie
- patti di famiglia
- locazione
- comodato
- affitto di aziende
- risarcimento danni da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità
- contratti assicurativi, bancari e finanziari.
La mediazione in ambito penale è un processo in cui vittima e autore del reato possono partecipare attivamente alla risoluzione dei conflitti che sorgono dalla commissione del reato, attraverso l’aiuto di una parte terza imparziale, il mediatore.
La mediazione scolastica si pone come obiettivo quello di far conoscere ai ragazzi un modo diverso di affrontare il conflitto, una modalità alternativa alla fuga e all'aggressione. La mediazione mostra ai ragazzi ed agli adulti quanto sia importante imparare ad accettare l'altro, accoglierlo, ascoltarlo ed essere ascoltati.
La mediazione sociale offre uno spazio di accoglienza alle situazioni di microconflittualità urbana provocata dalle diversità di appartenenza professionale, culturale, generazionale, sociale, razziale. La pratica della mediazione interviene nei vari “luoghi” del conflitto attraverso l’uso di strategie che valorizzano le capacità decisionali dei protagonisti per la risoluzione delle proprie vicende conflittuali.
Il C.R.I.S.I. ha avvertito l'esigenza e la necessità di interventi di mediazione interculturale in un territorio che si va sempre più connotando come multietnico, multiculturale, multirazziale.
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