SAVE – Supporting Actions for Victims of Crime

PROGRAMMA: Justice Programme (Giustizia) - BANDO JUST-JACC-VICT-AG-2016

TOPIC: Action grants to support transnational projects to enhance the rights of victims of crime

Project proposal: “SAVE – Supporting Actions for Victims of Crime

ABSTRACT:

In un interessante percorso di confronto che vede coinvolti gli uffici di mediazione ed il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero di Giustizia (il cui ultimo incontro è stato ospitato proprio a Bari presso l’Ufficio di Mediazione del C.r.i.s.i.) si è avviato un interessante dibattito sulla necessità di implementare in Italia i SAVI – servizi di aiuto alle vittime - (ad oggi ne esistono alcune esperienze, ma a livello istituzionale e non territoriale) che agiscano in stretta collaborazione con gli uffici di mediazione.

Nell’ambito della giustizia, e con particolare riferimento alla giustizia minorile ed alla giustizia riparativa, si è ormai molto diffuso, in quanto riconosciuto di utilità centrale nel percorso di recupero, l’intervento della mediazione. Ad oggi, tuttavia, essa viene incentrata completamente sul reo, mentre non si tiene conto della vittima.

Nella prassi ordinaria della giustizia, infatti, non esistono presidi tipici che offrano servizi di supporto alla vittima di reato; spesso le conseguenze, in particolare quelle di natura psicologica, vengono trattate attraverso il ricorso privato e volontario a prestazioni specialistiche.

Lo specifico ambito di intervento, entro cui vanno inquadrate le attività progettuali, sono da inquadrare nell’ambito della direttiva «Vittime» (direttiva 2012/29/UE), e in particolare degli articoli 8 e 9 della direttiva, che riguardano in modo specifico i servizi di assistenza a disposizione delle vittime di reato. I servizi di assistenza alle vittime sono costituiti dall’assistenza a disposizione delle vittime prima, durante e dopo il procedimento penale, compresi il sostegno emotivo e psicologico e la consulenza riguardante aspetti legali, finanziari e pratici, nonché i rischi di un’ulteriore vittimizzazione.

Da una ricerca svolta nel 2015 dall’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali (FRA- European Union Agency for Fundamental Rights) in merito ai servizi di assistenza alle vittime di reato nell’UE nella prospettiva dei diritti fondamentali, emerge con chiarezza un dato: la direttiva «Vittime» crea le basi per un’interpretazione ampia del concetto di assistenza alle vittime, che va oltre le funzioni previste negli articoli 8 e 9. L’assistenza alle vittime comprende una serie di diritti che spetta allo Stato garantire, ma che sono concepiti in modo da coinvolgere altri attori del sistema di assistenza alle vittime. Il diritto al patrocinio a spese dello Stato, l’indirizzamento delle vittime ai vari soggetti pertinenti o i diritti in sede processuale volti a proteggere la vittima da vittimizzazioni secondarie contribuiscono a creare un sistema globale ed efficiente di assistenza alle vittime, che comunque non può funzionare pienamente senza il coinvolgimento di una serie di soggetti non statali.

Proprio a partire dalla necessità di integrare l’azione statale con il supporto operativo, derivante dall’impegno di una serie di realtà territoriali del privato sociale, è stato elaborato il progetto “SAVE – Supporting Actions for Victims of Crime”, che ha la finalità complessiva di strutturare, sperimentare e validare interventi e strumenti operativi tesi a garantire alla vittima di violenza il Diritto di accedere alla giustizia riparativa ed il diritto ad essere informata su questo.

Per tale finalità si intende procedere con la strutturazione ed implementazione pilota in Italia del SAVI – Servizio di Aiuto alle Vittime, mutuando buone pratiche già avviate in altri paesi europei, come il Belgio e il Portogallo, creando un modello di intervento sostenibile e trasferibile sia per il contesto nazionale, sia per altri paesi europei.

Connettendo strettamente il sostegno alle vittime e il servizio per la mediazione, il modello di intervento così costruito è centrato sull’articolazione tra il momento trattamentale, la consulenza legale e l’intervento di conciliazione (mediazione o negoziazione), formando un’équipe che lavora sui punti cardinali del piano giuridico, di quello criminologico e di quello psicologico-clinico.

Il percorso prevede che tale servizio consenta alla vittima di usufruire di:

  • Informazione e accompagnamento: informazioni relative ai diritti della vittima nella procedura penale; informazioni generali relative agli aspetti finanziari risarcitori (indennizzo e riparazione morale); accompagnamento alla valutazione della propria situazione nell'obiettivo di ritrovare le risorse necessarie per reagire ed elaborare il proprio vissuto; accompagnamento nell'ambito delle varie procedure civili e/o penali.
  • Protezione: strutturazione di un percorso integrato di intervento per “messa in sicurezza” della vittima (se necessario).
  • La valutazione: essa ha lo scopo di analizzare il quadro complessivo della situazione di violenza, considerando gli aspetti individuali e relazionali, i processi di interazione tra fattori di rischio e fattori protettivi, il grado di assunzione di responsabilità da parte degli attori coinvolti e le risorse protettive di riferimento disponibili.
  • Il trattamento, da attuarsi mediante i seguenti step:
    • Implementazione di un percorso di recupero psicologico;
    • Percorsi di riparazione nelle vittime di violenza: gli interventi di riparazione dei danni subiti sono diversi in base alle particolari esperienze vissute da ognuno di loro. Il terapeuta deve innanzitutto considerare l’assetto familiare-sociale ed il contesto in cui la violenza si è generata/è avvenuta, confrontandosi con esso, in quanto gli scenari che possono presentarsi sono vari;
    • Terapia individuale.

 

PARTENARIATO:

Il progetto vede coinvolti, oltre al coordinatore, altri due enti italiani - Associazione ANTIGONE Onlus e

A BUON DIRITTO Associazione per le libertà – l’ente portoghese Associaçao Animam Viventem, e l’organizzazione rumena MISIT, come partner cobeneficiari.

La proposta progettuale ha ricevuto inoltre il supporto alla candidatura da parte del?Assessorato al Welfare del Comune di Bari, dal Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Puglia, dal tribunale per i minorenni di Bari, dal Centro per la giustizia minorile per la Puglia, dal Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Puglia, dal Provveditore per la Puglia e la Basilicata – Ufficio dei detenuti e del trattamento, dall’Ispettorato di polizia di Timisoara, e dalla Municipalità di Cascais ed-Estoril.

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