Notizie

Il 21 ottobre 2010 in occasione della Giornata Nazionale della Mediazione Familiare, il C.R.I.S.I. organizza, presso la sede del Centro in Via Amendola 120 a Bari, un momento di riflessione e sensibilizzazione sulla Mediazione Familiare dal titolo “Sbirciando nella stanza di mediazione”.

Scopo dell’evento è far conoscere la pratica della Mediazione dando la possibilità a chiunque sia interessato di guardare cosa accade nella stanza di mediazione e di riflettere con i mediatori del C.R.I.S.I. sulla metodologia e l’efficacia dello strumento mediativo.

Mercoledì 08 Settembre 2010

Un incontro

Incontriamo Michela e Matteo. E' il loro primo incontro congiunto. Negli incontri individuali per l'acquisizione del consenso avevano già avuto la possibilità di farsi conoscere, di raccontare la loro storia, di far ascoltare il loro punto di vista. Sono entrambi tesi, nervosi, evitano di guardarsi.

Sappiamo quanto sia importante per loro, in questi primi momenti, sentirsi accolti, iniziare a prendere confidenza con la stanza di mediazione, e quindi, per prima cosa cerchiamo di metterli a loro agio, di rassicurarli. Poi spieghiamo il senso del nostro incontro, il significato del percorso di mediazione. Chiediamo, infine, ad entrambi, uno alla volta, di fare la fotografia del momento che stanno vivendo.

E' molto difficile per loro trovarsi fianco a fianco e doversi ascoltare, si aggrediscono reciprocamente di continuo e noi mediatori dobbiamo fare un grosso sforzo per cercare di contenerli. Sentiamo forte il loro bisogno di dare sfogo alle emozioni. Ma sentiamo anche la necessità di ristabilire l'ordine, di richiamarli al rispetto reciproco, per dare ad entrambi la possibilità di esprimere la propria opinione, di raccontare la propria storia, in presenza dell'altro.

Mercoledì 12 Maggio 2010

Fuori dalle "etichette"

Anna e Marco, rispettivamente 26 e 27 anni, sono separati da un anno e hanno tre bambini piccoli: Alessandro di 6 anni, Roberto di 3 e Luca di 8 mesi, nato quando erano già separati.

Quando si incontrano nella stanza di mediazione, sui loro volti si legge tensione e preoccupazione: è da molto tempo che non parlano e che non si ritrovano seduti l'uno accanto all'altro.

Negli ultimi mesi tra loro ci sono state solo "comunicazioni di servizio" per la gestione dei bambini.

I mediatori chiedono loro di provare a dare una fotografia della loro situazione attuale e Marco esordisce dicendo che vorrebbe semplicemente vedere i suoi figli, ma questo non gli è consentito. E' molto sfiduciato, dice di essere stanco di dover combattere per poter ottenere quello che è un suo diritto ed è convinto che non ci sia nulla da fare perché le cose cambino. Vuole solo avere la possibilità di fare il padre e teme che i bambini, Alessandro in particolare perché più grande e più consapevole, stiano soffrendo per la sua assenza.

Lunedì 26 Aprile 2010

Genitori allo specchio

Genitori allo specchio, genitori che si confessano, che raccontano della percezione di fallimento, del senso di impotenza, della vera e propria disperazione ... genitori che hanno perso il piacere del rapporto con i figli per non perdere il potere legato a quel ruolo.

Quando è cominciata questa sensazione di malessere, da quanto tempo sento come genitore di non riconoscere più mio figlio?

Come dal tempo del gioco spensierato, della condivisione dello stupore, dell'abbraccio si è passati alla banale stereotipia dei giochi di ruolo, alla comunicazione-informazione: "Com'è andata a scuola?"

Lunedì 19 Aprile 2010

A proposito di famiglia

Riflessioni sul film "Ricordati di me" di Gabriele Muccino

Da qualche tempo, tutti i temi che riguardano la famiglia, specie quando al suo interno le relazioni creano conflitti e legami disperanti, catturano l'interesse della opinione pubblica. Verosimilmente sarà perché quello di cui si parla è comune alle nostre famiglie, a quelle della porta accanto, a quelle della nostra società.

Gli elementi che le contraddistinguono individuano, fondamentalmente forme di disagio, di sofferenza, di difficoltà nella comunicazione. E' come se ciascuno dei componenti la famiglia si fosse costruito uno spazio personale, invalicabile, incomunicabile all'interno del quale rimugina la sua solitudine, attribuendone la causa agli altri.

Il contratto iniziale della coppia coniugale che prevedeva la condivisione di un sogno sembra infranto: le clausole contrattuali, disattese, impongono una sorta di risarcimento la cui richiesta, per lo più rabbiosa, produce la lite o il silenzio dolente.

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