Lunedì 19 Dicembre 2011

Ricostruire i legami

di  Anna Coppola
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Quando la coppia è alle prese con l’evento separazione, incrocia il sistema giudiziario. E’ un crocevia molto complicato, ed è evidente che se ciascuno è alle prese con il proprio dolore farà parecchia fatica ad occuparsi del dolore degli altri, in questo caso dei bambini. Ed è qui che bisogna immaginare di essere quando si parla di mediazione familiare e del percorso di ricostruzione dei legami.

La mediazione familiare è un processo di comunicazione valoriale dove un terzo imparziale senza poteri decisionali o consultivi, mediante il dialogo maieutico, accompagna i genitori verso la condivisione di scelte responsabili in vista della ricostruzione dei legami lacerati dal conflitto. Ed è con questi legami lacerati che dobbiamo fare i conti.

Il dono del dialogo fra le parti è stato sperperato nel tempo attraverso il conflitto e il compito dei mediatori è andare a recuperarlo in termini di valore e di dignità. Dignità che nel conflitto viene persa. Il mediatore assiste al litigio, si trova davanti persone che prese singolarmente sono “splendide”, ma nel momento in cui litigano sono di una povertà e mancanza di valore personale formidabili. Il mediatore ha il dovere morale di ripristinare il valore della dignità, e quindi della responsabilità.

Si lavora molto sulle cose. E’ un continuo macinare, un continuo “fare il pane”, metafore utilizzate per dire che il mediatore deve rimboccarsi le maniche, non stancarsi mai di sperare che l’altro possa cambiare, che l’altro ce la possa fare rispetto all’obiettivo valoriale della tutela, della responsabilità. E della condivisione, che non è dato di fatto, e non è l’accordo. La condivisione è la capacità di mettere insieme un nuovo progetto di genitorialità. E quindi ricostruzione, nel senso di ri-connettere parti che sono andate distrutte, per ricostruire i legami. Perché il conflitto è la manifestazione di una relazione sofferente, espressione dell’intollerabilità del dolore del frantumarsi e del perdersi una esperienza interpersonale vitale, e i mediatori sono all’interno di questa trama, e dunque partiranno dalla storia per andare avanti, per costruire insieme il consenso, nel senso di sentire insieme che è possibile cambiare.

Quello di cui i mediatori devono occuparsi è la ricostruzione dei legami, non la composizione di una controversia. Il mediatore potrà dire di aver avuto successo nella mediazione familiare quando tutti insieme avranno conquistato l’abilità di tessere e di re-intessere la relazione. Ciò ha a che fare con la possibilità di immaginare che ognuno è capace di cambiare, cambiare in meglio.

L’obiettivo a cui il mediatore deve tendere, al termine di una mediazione, è che le persone escano dalla stessa soglia dalla quale sono entrate, cambiate rispetto al progetto di se stessi.

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